Le Regioni polari. Storia dell'esplorazione

Anche la storia dell'esplorazione è  diversa per le due regioni e principalmente dovuta al fatto che l'Artico seppur caratterizzato da temperature invernali molto basse è molto più vicino dell'Antartide a regioni abitate e popolate durante tutto l'anno.

 

Artico

Nel 1596 il navigatore olandese Willem Barents avvistò la costa nord occidentale delle Svalbard. Si trattava, come quasi sempre avviene nelle scoperte geografiche, di un errore di rotta. Barents stava infatti cercando nuove rotte per l’Asia e la Cina.

Nel 1893 a sfidare i ghiacci fu il norvegese Fridtjof Nansen che dopo essere rimasto imprigionato a bordo del veliero Fram alla latitudine di 84°, organizzò una spedizione con slitte raggiungendo gli 86°14’ N.

Fra il 1872 ed il 1900 l’Italia svolse cinque spedizioni (Mantegazza 1880, Tosi 1886, Zilieri 1891, Amedeo di Savoia 1896, Amedeo di Savoia 1899), di cui l’ultima fu la spedizione della Stella Polare di Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi.

Nel 1906 lo statunitense B.E. Peary, sempre con le slitte, raggiunse la latitudine di 87°06’N e nel 1909 dichiara di aver raggiunto il Polo Nord (non confermato).

Il 1926 ed il 1928 videro due straordinarie imprese Italiane, realizzate per mezzo di due

dirigibili, Norge ed Italia, progettati, realizzati e comandati dall’ing. Umberto Nobile, generale della Regia Aeronautica. La spedizione del 1926 decollò dall’aeroporto di Ciampino di Roma per dirigersi verso la Baia del Re, nelle isole Svalbard. Dopo varie soste per rifornimenti e cambi di equipaggio, raggiunse il Polo Nord il 12 maggio.

Nel 1928 Nobile ritentò l’impresa con il dirigibile Italia, organizzando una vera e propria missione scientifica. Furono eseguiti tre voli per l’esplorazione dell’Artico. Nell’ultimo

volo, a causa delle avverse condizioni atmosferiche, non potè atterrare al Polo Nord e durante il ritorno il dirigibile Italia si schiantò sulla banchisa a soli 100 km dalle Isole Svalbard. Il recupero dei superstiti avvenne grazie ad una operazione di salvataggio che

coinvolse 6 nazioni, 22 aerei, 18 navi ed oltre 1500 uomini.

 

Antartide

L'esistenza dell'Antartide fu ipotizzata già dagli antichi Greci, i quali pensarono che in un corpo sferico come la Terra fosse necessario avere delle masse continentali nell'emisfero meridionale per bilanciare quelle dell'emisfero settentrionale. Questa ipotetica terra fu chiamata "Antarktikòs", cioè opposta ad "Arktikòs", la costellazione dell'orsa minore che è visibile nell'emisfero boreale.

Nella spedizione del 1773, da iceberg contenenti frammenti di rocce, il capitano inglese James Cook dedusse l'esistenza di nuove terre a sud del circolo polare, ma concluse "nessuno potrà giammai penetrare più in là di quanto mi venne concesso e le terre che possono trovarsi al sud non saranno mai toccate da piede umano".

Il polo sud magnetico, allora posizionato all'interno del continente, venne raggiunto per la prima volta nel 1909 dagli australiani Edgeworth David, Douglas Mawson e Alistair Mackay.

Attualmente il polo sud magnetico è localizzato nell'Oceano Pacifico di fronte alla base francese Dumont d'Urville; dal 1909 si è spostato di oltre 1000 km in direzione N-NE.

Il 14 dicembre 1911 il norvegese Roald Amundsen precedette l'inglese Robert Falcon Scott nella corsa alla conquista del Polo Sud. Scott e tutto il suo gruppo perirono durante la marcia di ritorno.

Nella spedizione del 1928 il contrammiraglio americano Richard Evelyn Byrd sorvolò il Polo Sud in aereo, scoprì nuove catene montuose ed eseguì i primi rilevamenti aerofotogrammetrici.

La comunità scientifica riconosce l'importanza della cooperazione internazionale per affrontare la ricerca scientifica in Antartide. Dodici paesi intraprendono un programma coordinato di esplorazione estensiva nell'ambito dell'Anno Geofisico Internazionale (1957).

Vengono raccolti i primi importanti dati topografici, geofisici, glaciologici e meteorologici, che diedero nuovo impulso alla conoscenza e alle ricerche in Antartide

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